Come un volto da cartone animato dagli occhi storti su una tavola con la coda a forma di pesce è diventato uno degli skateboard più collezionabili di tutti i tempi.
Chiudi gli occhi e immagina uno skateboard degli anni Ottanta. Probabilmente ti verrà in mente il Vision Psycho Stick: quel volto deformato, sorridente e un po’ fuori di testa — spesso reso in sgargianti colori neon — che ti fissa da una tavola larga con la coda a forma di pesce. È una di quelle grafiche che hanno trasceso lo skateboard, comparendo sulle pareti delle camerette, nei film e ai piedi e sulle schiene di ragazzi che non erano mai nemmeno saliti su una tavola. Quasi quarant’anni dopo, è ancora uno degli skateboard più immediatamente riconoscibili mai realizzati.
La tavola Vision Psycho Stick in tutto il suo splendore neon

Due parole su Vision
Per capire il Psycho Stick bisogna conoscere la realtà che c’era dietro. Vision fu fondata nel 1976 da Brad Dorfman e, a metà degli anni Ottanta, era uno dei nomi più importanti dello skateboard, con campioni come Mark «Gator» Rogowski e Mark «Gonz» Gonzales tra gli atleti sponsorizzati. Nel 1984 l’azienda lanciò la sua prima tavola pro model per Gator, seguita nel 1985 dal pro model di Gonzales; poi, nel 1986, arrivò la tavola destinata a sopravvivere a tutte le altre: il Psycho Stick. Nello stesso periodo il marchio si espanse nel settore dell’abbigliamento e delle scarpe con Vision Street Wear, diventando tanto un simbolo di stile quanto un’azienda di skate.
1986: arriva lo Psycho
Il Psycho Stick fu disegnato dall’artista Andy Takakjian, con base a Los Angeles, lo stesso autore del pro model di Mark Gonzales. Se la tavola di Gonz raffigurava lui stesso in forma di cartone animato, in bianco, nero e neon, il Psycho Stick si spingeva ancora oltre nell’assurdo: un personaggio frenetico dagli occhi spalancati, i denti storti e un ghigno con la lingua penzoloni, contorto come se la tavola stessa stesse avendo un esaurimento nervoso. Era grottesco, divertente e un po’ minaccioso: la mascotte perfetta per l’atteggiamento senza regole dello skateboarding dell’epoca.

E poi c’era la forma. Il profilo del Psycho Stick è distintivo quanto la sua grafica: una coda larga e squadrata, un nose corto e tozzo e una sezione centrale massiccia che si restringe verso il retro. Il contorno è irregolare, quasi organico: basta avvistare un Psycho Stick dall’altra parte di uno skatepark, anche senza distinguere il volto. In un’epoca in cui le forme delle tavole erano ancora esperimenti disegnati a mano, anziché sagome standardizzate, quel profilo da solo bastava a renderlo iconico.
La tavola originale misurava circa 10 pollici di larghezza per 30 di lunghezza, con un passo di 15,375 pollici, un nose corto da 3,5 pollici e una coda da 6,75: caratteristiche che rivelano esattamente per cosa era stata progettata: piscine, rampe, bowl e cruising con la massima stabilità sotto i piedi. Non proprio una tavola tecnica da street secondo gli standard moderni, ma non era quello lo scopo.
Primo piano: la grafica del volto folle
Il legame con Gonz
Anche se il Psycho Stick non era un pro model tradizionale, è indissolubilmente legato a Mark Gonzales, il padrino dello street skate moderno. Gonz era finito in copertina su Thrasher nel novembre del 1984 e poco dopo era passato a Vision; le tavole disegnate da Takakjian in quel periodo — il pro model di Gonz e il Psycho Stick — divennero l’identità visiva della sua fase più esplosiva. Nel 1986, lo stesso anno in cui il Psycho Stick arrivò nei negozi, Gonz fece ollie sul celebre gap di Embarcadero Plaza, a San Francisco, un punto che divenne subito noto come «Gonz Gap», e insieme a Natas Kaupas affrontò alcuni dei primi corrimani mai skatelati. Il Psycho Stick era appeso alle pareti — e spesso sotto i piedi — di un’intera generazione che assisteva in tempo reale alla nascita dello street skate.
Street skate nel 1986, l’era di Gonz
Più di uno skateboard
Parte della leggenda del Psycho Stick è dovuta a quanto si sia spinto oltre il mondo dello skateboard. A metà degli anni Ottanta, il logo audace e l’estetica neon di Vision Street Wear conquistarono anche la moda mainstream, la musica e il cinema. La grafica del Psycho Stick comparve su vestiti e poster in innumerevoli film e serie TV dell’epoca, diventando sinonimo di «ragazzo skater», proprio come una gonna a barboncino un tempo significava «adolescente degli anni Cinquanta». Per molti che non hanno mai skatelato, il volto del Psycho Stick è lo skateboard.
Questa diffusione culturale ha avuto un prezzo: il mercato si è riempito di tavole originali e molte sono state consumate fino all’ultimo — trascinate, con la coda scartavetrata e crepata — perciò oggi gli esemplari degli anni Ottanta ben conservati sono davvero ricercati dai collezionisti. Un Psycho Stick originale mai usato è un pezzo da collezione di assoluto pregio.
Ritorno dalla morte: le riedizioni
La buona notizia per chi ne vuole uno è che Vision produce ancora il Psycho Stick, rispettandone la forma e le specifiche originali del 1986. La riedizione attuale è una fedele tavola da 10" x 30", in acero canadese a 7 strati, disponibile in un’enorme varietà di mordenti e colori a immersione, con il classico profilo old school quasi piatto. Vision ha inoltre lanciato il «Psycho Stick II», con una forma più moderna e doppi kick e un concavo medio, oltre a versioni dell’originale con concavo moderno: un modo per riconoscere che, per quanto la forma classica sia spettacolare, per andare su una tavola quasi piatta senza un vero nose ci vuole una certa dedizione.
Per il setup, valgono i consigli della vecchia scuola: truck larghi (gli Independent 169 sono una scelta popolare, dato che la tavola si restringe verso la coda), ruote più grandi e morbide e riser per evitare il wheel bite sulla coda a forma di pesce. Usalo nella bowl, sfreccia sul marciapiede o appendilo alla parete: fa tutte e tre le cose alla perfezione.
Perché è ancora importante
Il Psycho Stick resiste nel tempo perché racchiude tutto ciò che rendeva fantastico lo skateboard degli anni Ottanta: sicurezza di sé senza mezze misure, aggressività da cartone animato, neon ovunque e il rifiuto di prendersi troppo sul serio. Non è discreto. Non chiede scusa. È una tavola con una faccia — folle, allegra e un po’ terrificante — e a distanza di quattro decenni quella faccia continua ad andare esaurita a ogni nuova riedizione.
Che tu sia un collezionista a caccia di un originale del 1986 in condizioni impeccabili, uno skater di mezza età che vuole finalmente la tavola chiesta ai genitori nel 1988, o un principiante a cui piace semplicemente da morire quella grafica, il Psycho Stick ha qualcosa che nessuna tavola moderna può replicare: non è una riproduzione di un’epoca. È quell’epoca, stampata con inchiostro neon su acero canadese.
Lunga vita allo psycho.
In breve
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Prima uscita: 1986, Vision Sports
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Artista della grafica: Andy Takakjian
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Forma originale: 10" x 30", passo di 15,375", nose da 3,5", coda da 6,75"
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Famoso per: la grafica del volto «psycho» frenetico e l’inconfondibile profilo con la coda a forma di pesce
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Oggi: Vision lo ripropone ufficialmente secondo le specifiche originali, in decine di colori e finiture -> ALTRE INFORMAZIONI QUI
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